le piante acidofile adatte alla primavera

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4 piante acidofile da piantare in primavera

Le piante acidofile sono piante arbustive che si chiamano così perché desiderano un pH acido sia nella terra, sia nell’acqua d’irrigazione, sia nel concime.
E proprio questo è anche il segreto per farle stare bene, per vederle fiorire e rifiorire ogni anno con entusiasmo e rigoglio: assecondare la loro esigenza di acidità è la garanzia del successo nel coltivarle.
Tante sono le acidofile coltivate a scopo ornamentale.
La primavera, e in particolare il mese di aprile, vede quattro piante acidofile Ericacee protagoniste che colorano giardini e terrazzi, una più bella dell’altra.

Le ericacee sono una famiglia di piante che comprende ben 4000 specie!

L’azalea: arbusto sempreverde


Durante il mese di aprile l’azalea (Rhododendron × kosterianum e R. simsii) sfoggia il suo meglio: una nuvola di fiori bianchi, rosa chiaro o scuro, oppure rosso, anche bicolori, semplici o doppi, che mascherano quasi completamente il fogliame color verde scuro.
Il periodo naturale per la fioritura dell’azalea è da inizio aprile a fine maggio (è un classico per la Festa della Mamma).
Perché spesso troviamo esemplari di azalee in vendita fiorita già a metà febbraio e anche a novembre e dicembre? Si tratta di esemplari forzati in serra, che richiedono di vivere in interni finché fa freddo.
Le piante in vendita in primavera sono invece esemplari da esterni: in un punto riparato dai venti freddi e dai raggi solari stanno benissimo.
Che cosa fare appena acquistate una pianta di azalea:

  • non rinvasatele finché sono in fioritura!
  • giugno è il momento giusto per il rinvaso: scegliete un vaso in plastica di due misure in più, un buon drenaggio di argilla espansa sul fondo e un ottimo terriccio per acidofile
  • bagnatela con regolarità (il terriccio non deve mai asciugarsi del tutto) con acqua decalcificata
  • concimatela ogni 10 giorni con un prodotto liquido per acidofile nell’acqua d’annaffiatura

Il Rododendro: pianta arbustiva

Tecnicamente, anche l’azalea è un rododendro (Rhododendron).
Ma la differenza fra le due piante per i botanici sta principalmente nel numero dei pezzi che compongono il fiore, per gli appassionati invece nelle dimensioni di solito maggiori nel secondo e nella necessità di stare sempre all’esterno per il rododendro.
Lo sapevate che le specie di rododendro coltivate sono originarie dall’Himalaya? Per questo motivo resistono molto bene al freddo e alle basse temperature, anche fino a –20 °C.
La pianta di rododendro vive meglio in piena terra, naturalmente acida: se così non è, allora va bene anche un vaso grande (min 40 cm) in plastica, con buon drenaggio sul fondo e la solita terra per acidofile. Rinvaso o piantagione devono comunque avvenire a sfioritura avvenuta, e le cure successive sono le stesse dell’azalea.

Altri consigli per la cura del rododendro:

  • teme la siccità e anche il calore estivo: cercate per lui un punto ventilato e ombreggiato per tutta la primavera-estate;
  • pacciamate la base della pianta con foglie ed erba sfalciata in modo da trattenere una maggiore umidità sotto la pianta;
  • nei mesi di marzo, giugno e settembre distribuite un buon concime granulare per acidofile;
  • non potatelo, oppure, se è indispensabile per ridurre l’ingombro, fatelo appena terminata la fioritura, per non perdere le gemme della primavera successiva.

L’Enkianthus campanulatus: pianta ornamentale

Meno vistoso dei rododendri, Enkianthus campanulatus (anche chiamato Enrkianthus a campana) è un’Ericacea caducifoglia, resistente al gelo (fino a –15 °C), che tra febbraio e aprile schiude timidi grappoli di campanelle di color bianco, rosa o rosso, anche bicolori, molto apprezzate dalle api in circolazione nelle giornate di sole.
I fiori sono anche molto decorativi e gli regalano un aspetto elegante.
Ritorna molto decorativo in autunno, alla caduta delle foglie, che si arrossano vistosamente prima del distacco.
L’Enkianthus campanulatus ha dalla sua la lentezza di crescita: può arrivare a 2 metri d’altezza, ma ci mette più di una decina d’anni, il che consente di coltivarlo anche in vaso.
Per la coltivazione valgono le stesse indicazione date per i rododendri.
E, come loro, si può riprodurre per talea di ramo, prelevata subito dopo la fine della fioritura.

La Pieris Japonica: ornamentale sempreverde dal Giappone


Anche la Pieris japonica (detta Andromeda) offre una cascata di minuscole campanelle bianche o rosate fra marzo e aprile, abbondantissime, alle quali si aggiunge la meraviglia del nuovo fogliame, color porpora per i primi due mesi circa dopo l’emissione.
La Pieris è originaria dell’Asia, in particolare Giappone, Cina e Corea ed è nota come “pieride giapponese” o “Lily of the Valley Shrub” proprio per i suoi fiori che ricordano quelli del mughetto.
Un “effetto fotinia” ma su un arbusto completamente diverso, alto e largo più di 1 m, collocabile all’ombra o a mezzo sole.
Fra tutti, è il più freddoloso, visto che sopporta solo fino a –8 °C ed è preferibile ripararlo dai venti di tramontana.
Vive anche in vaso, da 35 cm in su, sempre con buon drenaggio sul fondo e substrato per acidofile.

Altre piante ericacee note sono l’erica, la calluna, il vaccinium e il cranberry tipico del Nord America.

FONTE AICG