Cactus: la guida definitiva

cactus la guida e i consigli utili per coltivarli fasoli piante

Suggerimenti per la scelta, la cura e la salute dei tuoi cactus: segreti per risultati splendidi

Piante facili e belle, che racchiudono tutto il fascino dei deserti e il mistero della forza della natura, i cactus e
le succulente come euforbia, agave e aloe vivono bene in casa, in balcone e in giardino e invitano al piacere del
collezionismo: la coltivazione è semplice e alla portata di tutti, anche in piccoli spazi.
Sono considerate le piante del futuro, eleganti e con minime esigenze, e sono ideali anche per i bambini, scegliendo quelle più adatte in base alla fascia di età.

Alcuni cactus fioriscono solo dopo molti anni, producendo fiori sontuosi e spettacolari, spesso profumati.
Ma esistono anche piccoli cactus facili da coltivare, come la Rebutia, che producono i loro graziosi fiori arancione sui
fusti tondeggianti e spinosi, anche su piante di piccola dimensione e di giovane età.

Cactus: conosciamoli meglio!

Nel linguaggio comune si utilizzano i termini “piante grasse” sia per riferirsi tanto ai cactus veri e propri sia a piante con foglie succulente e carnose, senza spine, per esempio la portulaca che fiorisce in estate in vasi e cassette.
I cactus sono compresi nella vasta tipologia delle piante grasse o succulente. La famiglia botanica delle Cactacee racchiude migliaia di specie, tutte dotate di areole, piccole zone circolari da cui crescono i germogli, le spine e i fiori. In molti casi sono evidenti, in altri sono quasi invisibili.
La presenza o meno di spine non è un requisito utile per distinguere una Cactacea da altre specie di succulente (Crassulacee, Aizoacee, Euforbiacee ecc.): alcuni cactus non hanno spine, che sono invece presenti, per esempio, su parecchie Euforbiacee.

Come scegliere le piante grasse

La famiglia delle Cactacee comprende ben 3000 specie, e diverse centinaia sono le piante con foglie succulente
(aloe, euforbie, agavi…) che vengono comunemente definite “piante grasse”. La scelta è quindi vastissima.
Le più facili: i cactus (ossia le piante della famiglia delle Cactacee) sono in genere molto facili, e altrettanto va detto di aloe, agavi, euforbie, sedum, crassula, echeveria, lithops (sassi viventi), semprevivi…
Spesso conosciamo queste piante, molto comuni, senza saperne il nome scientifico.

I cactus assorbono sostanze inquinanti: anidride solforosa, biossido di azoto, formaldeide, diversi solventi e le polveri sottili (pm10). Il loro metabolismo le confina all’interno di cellule speciali, senza danni per la pianta.
Grazie a questo fenomeno, abbattono sensibilmente la quantità di inquinanti presenti nell’aria che respiriamo.

Come innaffiare

Le Cactacee e le succulente sono piante molto robuste se si rispettano poche regole in fatto di innaffiatura.
Prima di innaffiare è bene controllare con le dita il terriccio (se umido, meglio rimandare le irrigazioni).
L’acqua va fornita con regolarità in estate se sono all’aperto, in pieno sole e in vasi piccoli o medi, innaffiando
in media ogni 2-3 giorni.
Gli esemplari di grandi dimensioni, in vaso al sole, hanno bisogno di acqua ogni 3-4 giorni.
Per le piante che rimangono in ambienti interni anche durante l’estate è sufficiente poca acqua ogni 7-10 giorni.
In inverno, la fase di riposo avviene solo se il substrato rimane asciutto e se le piante sono in ambiente fresco (sotto i 16 °C) e luminoso; le innaffiature vanno fatte solo una volta ogni 20-30 giorni, con pochissima acqua.
In casa, le temperature elevate non permettono una totale dormienza, pertanto occorrerà fornire pochissima acqua ogni 8-10 giorni.
Mai lasciare acqua stagnante nel sottovaso! E’ invece utile porre nel sottovaso uno strato di biglie d’argilla da mantenere umide con un velo d’acqua alla base, in modo che non entri in contatto con il terriccio attraverso il foro di drenaggio del contenitore.

Che tipo di acqua utilizzare?

I cactus preferiscono essere innaffiati con acqua a pH neutro. Se l’acqua della rete idrica è molto calcarea, meglio lasciarla riposare nell’innaffiatoio per un giorno.
Il cloro, avvertibile per il tipico odore di candeggina, compromette la vita dei microrganismi utili nel terreno. Anche in questo caso occorre lasciar riposare per 24 ore l’acqua, per consentire al cloro di evaporare.
L’acqua deve essere a temperatura ambiente: se troppo fredda può provocare uno shock termico che danneggia la pianta.

Concime: come sceglierlo e quando utilizzarlo

Il nutrimento va fornito con regolarità e moderazione nel periodo primaverile/estivo: un eccesso di concime è più dannoso che la sua assenza. Prima di concimare, inumidite il substrato e le radici.
La sigla NPK indica i dosaggi di Azoto, Fosforo e Potassio, gli elementi nutritivi di base. Preferite un concime liquido per piante grasse, per esempio NPK 5-6-9 arricchito di microelementi come Molibdeno (Mo), Boro (B), Zinco (Zn). Oppure usate un concime universale in dose dimezzata rispetto a quanto suggerito sulla confezione. In alternativa potete impiegare i concimi in bastoncini o fialette, del tipo per piante verdi.
In linea generale il concime va somministrato solo in primavera-estate, ogni 20 giorni.

Molti cactus fioriscono in casa in inverno, dopo un periodo di riposo con temperatura fresca. Altri producono fiori in estate, con corolle di grande dimensione, anche profumate. In alcune specie la fioritura avviene solo dopo i 10-15 anni di età della pianta, alcune non fioriscono mai.
Occorre dunque conoscere il nome botanico del cactus o della succulenta, per approfondire la sua conoscenza e capire se, come e quando può rifiorire.

Dove posizionare i cactus

Tutte le Cactacee e succulente hanno bisogno di luce intensa, quasi tutte amano il sole.
In casa individuate una zona vicino a una finestra e appoggiatele sul davanzale interno, lontano da fonti di calore. Evitate le zone soggette a colpi d’aria fredda in inverno.
All’aperto i cactus e le succulente più comuni amano il sole e tollerano la siccità (ma se innaffiate correttamente rimangono più belle e crescono bene). Da ottobre ad aprile, la maggior parte va ritirata in casa o in una veranda con temperature sopra lo zero.
Per gli ambienti poco luminosi? La Sansevieria!
Nelle sue regioni di origine, in Africa, la sansevieria vive con poca acqua in zone calde; è tra le poche succulente ad accettare la luce scarsa.

Resistenti e decorative, le piante grasse si prestano bene a decorare ambienti di lavoro come uffici, laboratori, negozi, bar e ristoranti. Sono ideali anche a scuola, consentendo ai bambini e ai docenti interessanti scoperte e approfondimenti.
Inoltre, hanno la capacità di assorbire alcuni fattori inquinanti presenti nell’aria urbana o rilasciati da colle edilizie, solventi e macchine per ufficio.
Infine sono di aiuto per creare un ambiente gradevole, rilassante e appagante. Le sperimentazioni effettuate hanno
dimostrato che lavorare in ambienti ricchi di piante aiuta a trovare serenità e quindi concentrazione ed energia creativa.

Curiosità: il cactus di Natale, la Schlumbergera!
Cactacea dalla splendida fioritura, di origine sudamericana, Schlumbergera truncata fiorisce in inverno.
Quando le giornate si accorciano e le temperature si abbassano, la pianta è stimolata a produrre fiori. Innaffiatela solo quando il terriccio si secca. Nei Paesi sudamericani è considerata una pianta portafortuna.

Trapianto e rinvaso delle piante grasse

La dimensione del vaso: la scelta migliore rimane quella di un contenitore piuttosto alto anche se non troppo largo rispetto alla dimensione della pianta, con di uno strato di argilla o ghiaia sul fondo.
Le ciotole larghe e basse sono utilizzabili per piccoli esemplari.

Dopo l’acquisto l’operazione di trapianto è subito necessaria perché i vasetti sono molto piccoli e nel giro di poche ore le radici si asciugano del tutto. Le piantine vanno trapiantate sollevando la zolla radicale grazie a una striscia di cartoncino avvolta intorno alla pianta spinosa; una matita o bastoncino aiuterà il terriccio a scendere lungo i lati.
Nel caso di grandi esemplari, avvolgete la chioma spinosa in una tela di sacco, appoggiando il contenitore su un lato per aiutare l’uscita del pane radicale.
Dopo il trapianto pressate la terra intorno al fusto e innaffiate. Mettete la pianta al sole dopo 6-7 giorni.

Le piantine in vasi piccoli si rinvasano ogni anno nei primi due-tre anni, poi ogni due anni; le piante di grandi dimensioni possono subire il solo ricambio dello strato superficiale del terriccio, ogni due anni

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