La pianta d’olivo (o ulivo): come prendersene cura

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L’olivo (o ulivo) appartiene alla famiglia delle Oleaceae.
La pianta comincia a fruttificare verso il terzo-quarto anno, inizia invece la piena produttività verso il nono-decimo anno. La maturità è raggiunta dopo i 50 anni.
È una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli un olivo può vivere anche mille anni!
Le radici, per lo più di tipo avventizio, sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60–100 cm di profondità.

È una pianta sempreverde, la cui attività è pressoché continua con attenuazione nel periodo invernale. Le foglie sono opposte, coriacee, semplici, intere, ellittico-lanceolate, con picciolo corto e margine intero, spesso revoluto. La pagina inferiore è di colore bianco-argenteo per la presenza di peli squamiformi. Le gemme sono per lo più di tipo ascellare.
Il frutto è una drupa globosa, ellissoidale o ovoidale, a volte asimmetrica, del peso di 1–6 grammi secondo la varietà, la tecnica colturale adottata e l’andamento climatico.
Le cultivar da olio sono caratterizzate da un elevato contenuto in lipidi e da una buona resa in olio, il frutto è di dimensioni medie o piccole.
Le cultivar da mensa invece hanno minor resa in olio ma sono più grandi e vengono vendute per l’uso diretto.

L’irrigazione dell’olivo

L’olivo è una pianta che ha poca esigenza di acqua, ma carenze idriche prolungate possono provocare gravi danni alle piante di olivo come cascola e bassa produzione.
Un razionale apporto idrico presenta molti benefici fra cui l’accelerazione della formazione della pianta, che entra prima in produzione.
I metodi irrigui consigliati sono quelli a microportata, spruzzo e goccia.
Risultano fondamentali le irrigazioni eseguite, soprattutto in annate siccitose, nella fasi fenologiche che vanno dall’allegagione (giugno) fino all’ingrossamento delle drupe per distensione cellulare (agosto).
Le principali avversità abiotiche causate dal clima e dalle carenze nutrizionali sono state segnalate via via nel corso della trattazione.
Le avversità biologiche più diffuse sono: Funghi Occhio di pavone dell’olivo, Carie del legno, Marciume delle olive, Marciume radicale.

La biologia dell’olivo

L’olivo ha un portamento generalmente basitono, se lo si lascia sviluppare naturalmente diviene un grosso cespuglio, col tempo la vegetazione e la fruttificazione si spostano sempre più verso l’esterno della chioma, all’interno si ha una progressiva defogliazione e perdita di vitalità.
L’attività vegetativa é più spiccata nella fase giovanile della pianta, con l’età adulta si instaura un rapporto bilanciato tra produzione ed attività vegetativa dovuto all’equilibrio raggiunto nel rapporto tra attività fotosintetica ed attività radicale.
In vecchiaia tale rapporto si inverte manifestando un’elevata fruttificazione che comporta però un rapido esaurimento delle sostanze di riserva presenti nell’albero ed il conseguente instaurarsi di un marcato fenomeno di alternanza produttiva.

L’olivo fruttifica normalmente sui rametti dell’anno e più raramente su quelli di due anni, questa cognizione é alla base di una corretta potatura di produzione.
Annualmente la pianta produce polloni, succhioni e rami di prolungamento eretti, obliqui e penduli. Su queste nuove cacciate si devono fare delle scelte durante la potatura per predisporre la sostituzione delle branche e dei rametti esauriti.

Ambiente e luce

L’olivo é un albero mediterraneo che ha necessità di molta illuminazione.
Tutte la chioma deve beneficiare al massimo del soleggiamento per una migliore fruttificazione e per una maggiore omogeneità di produzione. Si deve tuttavia evitare di spogliare eccessivamente il centro della chioma per evitare ustioni alle branche principali.
E’ dunque necessario mantenere:

  • le foglie al sole per migliorare la fotosintesi, per avere frutti più voluminosi e più ricchi in olio.
  • il legno all’ombra per evitare le bruciature del sole che hanno degli effetti comparabili a quelli del gelo con necrosi dei tessuti. La potatura di mantenimento tenderà ad equilibrare le funzioni di fruttificazione e la funzione vegetativa per il rinnovo del legno esausto.
    Si aiuteranno queste due funzioni lasciando penetrare il sole in maniera uniforme all’interno della chioma.

La potatura dell’ulivo

Nel corso degli anni la pratica della potatura dell’ulivo ha subito una evoluzione progressiva in correlazione con le condizioni economiche e le nuove tecniche di intensificazione colturale.
Ai fini di un corretto inquadramento del “problema potatura” é importante considerare come, data la crescente difficoltà a reperire manodopera specializzata in questo settore, sia necessario semplificare il più possibile le operazioni di taglio al fine di rendere la potatura dell’olivo accessibile anche alle nuove forze lavoro presenti in agricoltura.

In generale bisogna sottolineare che una potatura accentuata e sistematica non ha effetti positivi sulla pianta, anzi! Ritarda l’entrata in produzione dei giovani olivi e può apportare degli squilibri vegetativi e produttivi agli olivi adulti.
Inoltre di frequente si tende a ingigantire il ruolo della potatura in relazione ai risultati produttivi dell’oliveto, mentre, la produzione, é il frutto di tutto l’insieme delle operazioni colturali, delle quali la potatura é soltanto un fattore.

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